giovedì 23 luglio 2009

LA COMUNITA' INCONTRO E' UN VOLANO DI SVILUPPO PER L'ASPROMONTE

La stagione estiva, tempo di riposo e vacanze, è il periodo ideale per riscoprire ed apprezzare il nostro territorio comunale, magari riflettendo su come le abbondanti risorse che vi sono sparse potrebbero rendere Oppido un attrattore turistico di prima qualità. Il condizionale usato è d’obbligo giacché, se far fruttare una dote è solitamente più facile che inventarsi qualcosa dal nulla, questo assioma è però spesso posto in dubbio in una Calabria talentuosa, sempre pronta a decollare e – tuttavia – sinora sempre rimasta a terra.

Tra le “merci” oppidesi da vendere ad ipotetici turisti, rientra senz’altro l’enorme patrimonio naturalistico del nostro Comune, il cui ambito territoriale spazia dalle suggestive distese di ulivi della parte a valle del nostro centro abitato sino ai folti boschi insediati su fianchi e pianori della montagna aspromontana.

Nel cuore del Parco Nazionale, ed in particolare alla sommità di una serie di continui altopiani (Stoccato – Mastrogianni – Zillastro – Zervò) estremamente interessanti sia dal punto di vista paesaggistico che per l’antropizzazione dalla quale sono stati interessati nel corso del tempo, insiste una struttura la cui presenza sui luoghi – risalente al periodo fascista – è stata sempre vista come una opportunità di sviluppo per l’intera zona.

La gente d’Aspromonte ha ereditato il complesso dell’ex sanatorio antitubercolare di Zervò in forza di un errore della storia (o, meglio, della politica sanitaria) : fu impiantato tra i faggeti, ad oltre 1.100 metri di altitudine, ritenendo che il clima locale avrebbe giovato alla salute dei ricoverati; fu chiuso, purtroppo, dopo pochi anni in quanto l’eccessiva umidità dell’aria era insalubre per i malati.

Da allora, si è sempre ritenuto che tali edifici, di proprietà del Comune di Scido ma ricadenti entro i confini territoriali di quello di Santa Cristina d’Aspromonte, potessero essere adibiti ad attività utili alla valorizzazione della nostra montagna e, negli anni ’90, gli stessi furono così concessi a Don Pierino Gelmini, al fine di impiantarvi una sede della “Comunità Incontro”, da lui fondata e diretta, e che si occupa del recupero dei tossicodipendenti.

La presenza in Aspromonte di questa istituzione è importantissima, e non solo per l’alto significato simbolico rivestito dalla politica solidaristica perseguita dalla Comunità in una terra la cui naturale asperità fa spesso il paio con la diffusa (e distorta) percezione che i suoi abitanti siano altrettano selvaggi, ma anche perché, in chiave prettamente egoistica, specie d’estate, allor quando Don Pierino soggiorna a Zervò, questa località acquista una centralità inaspettata, balzando alla pubblica attenzione e godendo di un viavai di altolocate visite per l’illustre ospite e, più semplicemente, l’intero ex Sanatorio si anima erogando un minimo di servizi di accoglienza che il turista può così abbinare alla autogestibile escursione nella natura.

Certo, oltre a ciò dall’insediamento della Comunità ci si aspettava tanto altro : la struttura organizzativa di Don Gelmini ha costruito piazze, strade, aiole; allestito un piccolo zoo; intrapreso attività di ristorante ed ostello, ma al contempo ha lasciato irrealizzate altre ventilate iniziative economiche di matrice non prettamente turistica (o, se si vuole, collaterali), quali il caseificio, o la falegnameria, che avrebbero dovuto creare occupazione per i giovani di Santa Cristina d’Aspromonte, Scido ed Oppido Mamertina.

Anche Oppido, difatti, ha “investito” sull’operazione “Comunità Incontro” e, pur non avendo competenza diretta sugli immobili oggi affidati ai ragazzi di Don Pierino, ha concesso a questi ettari ed ettari di terreno per lo sviluppo delle attività comunitarie.

Quel terreno, purtroppo, non ci risulta ad oggi utilizzato.

Abitanti di comuni viciniori hanno inteso l’installazione della Comunità Incontro come una usurpazione, una sorta di spossessamento di beni che dovevano essere goduti dagli autoctoni : una simile opinione esprime una sterile tendenza autarchica, anacronistica a fronte del carattere “aperto” del mondo moderno, ed autolesionistica, perché non considera i grandi vantaggi che le nostre popolazioni possono trarre dalla collaborazione con un personaggio del calibro di Don Pierino.

Certo, attorno all’insediamento di Zervò qualche altra iniziativa occorre assumere, sia per smentire l’infelice idea che la messa a disposizione di consistenti beni da parte dei Comuni interessati sia stata un regalo ad un “colonizzatore” statico ed improduttivo; e sia per avviare in loco un virtuoso circolo economico vero e proprio.

Allo scopo, non è possibile aspettarsi che, per quanto dinamico e filantropo, faccia tutto Don Pierino : dovrebbero essere innanzitutto amministratori e cittadini interessati a rimboccarsi le maniche per implementare Zervò (attraverso il marketing; la creazione di attività imprenditoriali, o anche artigianali, collaterali a quelle della Comunità; la predisposizione di moduli di collegamento tra presenze turistiche a Zervò e visite ai centri urbani limitrofi, etc.).

Quest’idea è forse eccessiva?

Magari lo è; ma è altrettanto vero che solo fiducia ed ambizione consentono di concretizzare progetti che in principio sembrano utopistici, ed il nostro principale limite è che spesso non crediamo abbastanza a quello che facciamo.

14 commenti:

Turco ha detto...

La comunità incontro da sola,come qualsiasi altro ente o istituzione (da soli),non può essere,purtroppo, volano di sviluppo per l'aspromonte, e questa considerazione mi sembra abbastanza oggettiva altrimenti dopo tanti anni di insistenza sul territorio qualcosa si era già mossa,non considerando qualche domenica o giornata di festa a cavallo tra la fine di luglio e il 20 agosto circa.Ma i rimanenti undici mesi dell'anno è difficile incontrare in quel luogo visitatori che non siano parenti di qualche persona ricoverata.Anche qui,purtroppo,dobbiamo tirare in ballo le amministrazioni passate,tutte nessuna esclusa,anche dei paesi limitrofi,le quali oltre a concedere i locali del Sanatorio e tantissimi ettari di terreno,sembra non si siano preoccupate più di tanto nel coinvolgere la comunità stessa,e quindi don Gelmini,nell'ottica di uno sviluppo agro-turistico del territorio.

Egiziano ha detto...

A parte il compito prettamente socio-sanitario che la comunità di per sè svolge,non mi pare ci siano state,in questi anni,ricadute economiche sul territorio limitrofo alla comunità stessa. Osservando la questione da questo punto di vista,viene da pensare che magari,questo prete venuto da lontano,abbia raccolto tanto sul nostro territorio(GRATIS),senza poi nemmeno spendere un centesimo di euro nei comuni che glielo hanno consentito.D'altro canto sembrerebbe pure che i sindaci non si siano applicati più di tanto nel far sì che l'amministrazione della comunità cambiasse rotta,sia nello spendere presso le nostre realtà produttivr ed economiche,sia nel collaborare nel cercare delle linee guida comuni per poter fare decollare un"pezzo di montagna".
Anche su questo,mi auguro,che intervenga,così come sta facendo sull'ex caserma NAPS,il P.N.A. dando,se possibile,delle indicazioni da seguire per valorizzare questa parte di aspromonte,che nonostante la natura lo abbia dotato di bellezze forse uniche,non riesce aa attrarre folle di turisti.

Valerio ha detto...

Caro Gestore, quasi sempre d'accordo con i tuoi threads intelligenti e provocatori, ma questa volta no.
La comunità incontro è autoreferenziale, secondo me, sempre alla ricerca di sovvenzioni da varie fonti più che sovvenzionaltrice ( almeno di idee).
No, Gelmini ( perchè chiamarlo ancora Don?) ha dimostrato chiaramente dalle nostre parte di essere stato l'ennesimo colonizzatore di turno e nulla di più.

Anonimo ha detto...

D'accordo con l'Egiziano.
Invece di assumere personale per l'ostello e il ristorante, Don Gelmini ha preferito darlo in gestione a certi amici di Gioia Tauro, ricavando cosi degli utili che non si sa dove vadano a finire e togliendosi ogni preoccupazione.
Che vergogna.

Mary ha detto...

Anonimo polemico e malpensante: gli " amici" di Gioia Tauro si sono sempre sacrificati per la Comunità Incontro rimettendoci di tasca propria e dedicando tutte le loro vacanze alla Comunità-
Don Gelmini è un santo. E per un santo come lui si fa questo e altro.

Arabo ha detto...

Caro Gestore, sai chi ha concesso un mare di terreni montani a Don Gelmini senza assicurarsi che li utilizzasse davvero per finalità di interesse sociale?
L'attuale sindaco, quando, nel 1996, rivestiva la stessa carica.
Tu questo lo sai benissimo, ma non lo hai scritto.
Complimenti per l'obiettività.

Palestinese ha detto...

Un mare di terreni?
Un oceano di terreni volete dire uahuahuahuahuahuahuahuah

Palestinese ha detto...

Ma è vero che l'attuale sindaco all'epoca in cui concesse il mare di terreni a Don Gelmini in cambio pretese forniture gratuite di funghi freschi tutto l'anno?
Forse pensava già allora di aprire un ristorante?

Anonimo ha detto...

Io non credo che don Gelmini sia un santo , ma non credo nemmeno che sia una persona che pensa al suo tornaconto personale perchè da qualsiasi parte si quardi la cosa non c'è alcun utile per un prete che si è sacrificato tanto e che fino al momento ha avuto in cambio solo manifestazioni di gratitudine durante le parate di ferragosto.

Anonimo ha detto...

Le manifestazioni di gratitudine degli imprenditori gioiesi?

Bocca della Verità ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Ester ha detto...

Sono andata a Zervò dopo tanto tempo propio ieri pomeriggio e mi pare che tutte le strutture siano in decadenza.
Anche lo zoo mi è sembrato semiabbandonato.
Cosa sta succedendo?

Ester ha detto...

I commenti di qualche amico su questo tema mi hanno fatto ricordare che una o due estati fa in una mia escursione alla Comunità incontro ho notato certe facce poco raccomandabili che gestivano qualche struttura della Comunità.
Era solo una mia impressione?

Anonimo ha detto...

La maldicenza è un vizio che non perdete in questo blog.