sabato 18 luglio 2009

UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE… UNA VECCHIA QUESTIONE OPPIDESE

Negli ultimi due o tre giorni insistenti sono stati gli allarmi lanciati dai quotidiani nazionali , e dai media in genere, sul nuovo abbandono del Sud da parte di tanta gente, e in particolare dei giovani. Si calcola( per difetto) che a partire verso le città settentrionali siano non meno di 200 persone al giorno e che ben settecentomila meridionali abbiano lasciato negli ultimi due anni e mezzo le nostre terre per trasferirsi al Nord. Una nuova questione meridionale, si chiedeva ieri “La Stampa” di Torino? I dati dell’ultimo rapporto elaborato dalla Svimez ci dicono che oggi nel nostro Sud vivono 20,8 milioni di abitanti che, se non avverrà un’inversione di tendenza, saranno calati a 19,3 milioni tra vent’anni. Saranno allora le classi d’età più anziane a prevalere: andando avanti di questo passo, una persona su tre avrà più di 65 anni; una su dieci supererà gli 80.
Il Sud, ancora più dell’Italia, non è una terra per i giovani. Per circa 120 mila di essi non si tratta della ricerca di un’opportunità momentanea, ma di una scelta definitiva.

Dunque, il nostro Paese non conosce soltanto i flussi migratori di cui riferiscono quotidianamente le cronache. È ripreso anche il movimento della popolazione che più di ogni altro ha segnato la storia del secolo scorso, quello che sposta le persone lungo l’asse Sud-Nord, ma le migrazioni odierne non hanno proprio nulla di simile a quelle codificate nell’immagine pubblica, quando - nei decenni Cinquanta e Sessanta - molti lavoratori meridionali affluivano alle città settentrionali e alle loro fabbriche. Ciò che avviene oggi coinvolge i giovani più istruiti del Sud, che hanno voglia di misurarsi con la realtà più avanzata con cui possono entrare in contatto.

MA OGGETTIVAMENTE E’ PROPRIO NECESSARIO ANDAR VIA?

Nel Sud il P.i.l. pro capite è pari al 59% di quello del Centro-Nord: circa 18 mila euro contro oltre 30 mila. Meglio allora, molto meglio, scommettere su se stessi e tentare altrove la propria sorte. Nulla più di questa perdita del «capitale umano», rappresentato dall’intelligenza e dalle competenze di migliaia e migliaia di giovani, testimonia del declino del Mezzogiorno, che assiste all’allontanamento progressivo delle sue energie più vitali. La crisi del Sud si riflette, ancor prima che nel peggioramento degli indicatori economici, nel venir meno di una visione dello sviluppo.

Sulle prospettive di crescita della società meridionale e, per noi Oppidesi, sulle prospettive di crescita dell’economia a livello comunale è calata da anni, anche tra i politici, una cortina di silenzio. Ciò dipende anche dal fatto che la «questione settentrionale» ha soppiantato da tempo, nell’agenda politica italiana, la «questione meridionale», una volta uno dei cardini del discorso politico del nostro Paese. C’è da chiedersi, tuttavia, quanto a lungo potrà reggere un rapporto così squilibrato con una parte d’Italia che sta scontando la consunzione e lo spreco delle sue fondamentali risorse sociali. Eppure i fondi europei da almeno nove anni stanno inondando di risorse regioni come la nostra, tanto che De Magistris appena un anno fa, nel vivo dalle polemiche accese dalla sua inchiesta Why Not, ebbe a dire che le risorse piovute sulla Calabria erano tali e tante da poterla far diventare nel giro di pochissimo tempo più ricca della Svizzera!!!

Cosa accade? Cosa impedisce a questi fondi, tra gli altri elargiti a dismisura, di mettere in moto il Pil calabrese? Quali contorti meccanismi oltre a quelli tradizionali della ndrangheta e delle mille mafie multicolori che oggi intridono la Regione, impedisce a una tra le riegioni più “ aiutate “ del Sud di decollare?

Un esempio ci sembra molto indicativo: accade in Calabria – ed è sotto gli occhi di tutti – che la gestione di questi fondi europei (FSE – FESR, in primis) è lasciata all’arbitrio di “Bandi Regionali” bizantinamente studiati, fatti apposta per disorientare le persone, le associazioni, i gruppi sociali che potenzialmente ne dovrebbero essere i fruitori, per favorire i nuovi “mestieranti” del “POR” e dei “PON” ( una vera e propria nuova casta di professionisti estremamente bravi a gestire i “progetti europei” in modo tecnicamente ineccepibile, ma senza alcuna sostanziale ricaduta economica sul P.i.l. locale, coloro i quali hanno elaborato cioè una cultura fine a se stessa, che vede la distribuzione dei progetti sul territorio non in base alle effettive esigenze di sviluppo, ma in base a criteri che sfuggono ad ogni possibile logica sociale).

Ci chiediamo in questi ultimi sei-sette anni appena trascorsi quanti e quali “progetti” abbiano avuto un efficace rimando sullo sviluppo sociale della Calabria.Sarebbe anche interessante a livello locale procedere a un’attenta analisi del POR e dei PON espletati nel Comune di Oppido Mamertina, ai vari livelli e dalle varie istituzioni, per individuare le “ zone” di fruizione di questa vera e propria pioggia di denaro… Non parliamo nemmeno degli annosi, anzi “storici” problemi infrastrutturali, decisamente voluti dalle istituzioni a livello locale, in primis la Provincia, caparbiamente incapace di garantire almeno strade di comunicazione sull’Aspromonte!

E’ IL CASO DI RISPOLVERARE LA NOSTALGIA PER I BORBONI?

La domanda, solo apparentemente provocatoria viene voglia di porsela insieme a Mario Cervi osservando che cresce d’importanza e d’ampiezza una lettura profondamente revisionista dell’Unità: una lettura nella quale ai piemontesi viene imputato il crimine d’avere invaso – loro ultimi venuti d’un regnicolo miserando - uno Stato prospero, fortemente industrializzato, civile, progredito: così stroncandone l’ascesa verso radiose mete. In questa rilettura Cavour è un intrigante, e Garibaldi un avventuriero se non un bandito. Felice Simonelli in un piccolo saggio che ha un titolo asettico, “Sulle origini del divario Nord-Sud in Italia” (Guida) non ha esitazioni nel dire: «Il periodo borbonico fu per Napoli ed il Sud un periodo aureo».

La gente viveva bene, la giustizia funzionava, le casse pubbliche ridondavano d’oro. Per verità, in alcune pagine dello stesso Simonelli è facile trovare smentite a questo quadro idilliaco. Volendo addossare una ulteriore colpa ai garibaldini egli scrive che «in Sicilia la mafia non era ancora organizzata in maniera verticistica come appare ora. Si trattava per lo più di sgherri al soldo dei baroni e dei grandi proprietari terrieri siciliani che richiamano in mente i bravi di manzoniana memoria. Ebbene molti baroni inviarono questi loro uomini di fiducia in soccorso di Garibaldi». Ma allora in quel Paradiso c’era la mafia, c’era il latifondo, c’erano i baroni prepotenti e gli sgherri criminali.

Le arringhe pro-Sud sono farcite di statistiche: attestanti come anche dal punto di vista industriale la Lombardia fosse robetta, in confronto a Napoli. Sorvolando disinvoltamente, quelle arringhe, su problemini culturali, sociali, politici non di poco conto. Come il fiorire e l’affermarsi in Europa di nuovi principi di libertà, come le richieste di carte costituzionali (quando i Borboni le concessero obtorto collo sempre se le rimangiarono, non appena ne fu loro offerta l’occasione), come l’affacciarsi, dopo l’ancien régime, di un mondo nuovo. Ma non m’inoltro su questo terreno. Ci limitiamo a proporre con Cervi un’ennesima volta, un interrogativo.Nello stesso volgere di anni furono sradicati dalla Penisola due domini, l’austriaco nel Lombardo-Veneto e il borbonico al Sud. Ancora oggi, dopo un secolo e mezzo, certe qualità di civismo, di rispetto della legge, di correttezza amministrativa del Lombardo- Veneto sono almeno in larga parte accreditate al lascito austriaco.

Quale è il lascito che il Meridione ha avuto in eredità dalla meravigliosa struttura statale e dalle stupende leggi su cui si reggeva il regno borbonico? Si guardino attorno, i nostalgici dei Borboni, e se ne faranno un’idea. Senza che con questo si vogliano negare gli errori, le ipocrisie, le brutalità, a volte le atrocità che contrassegnarono il processo unitario.

DUNQUE, ANCHE SE LAUREATI, RESTIAMO PUR SEMPRE I NUOVI TERRONI?


Settecentomila emigrati dal Sud al Nord spaventano chi s’accascia sul luogo comune della questione meridionale. Qui non ce n’è più una, o almeno non c’è quella che politici che parlano a gettone credono ci sia. Dobbiamo sentirci in colpa perché duecento persone al giorno decidono di lasciare un cielo stupendo per sperare di avere un cielo proprio? Questi dati si riferiscono a un periodo che va tra la fine degli anni Novanta e la metà dei Duemila, cioè quello del boom tecnologico. Se tanti terroni si sono trasferiti al Nord vuol dire che c’è un sacco di gente che sa fare e sa capire.

Dicono che questo Sud emigri perché l’altra metà è rimasta ferma, abbandonata a se stessa, derubata di fortuna e di soldi.

È un ritornello stonato, adesso. Una lagna fastidiosa, una nenia cantilenante. Il Sud riceve milioni a valanghe: li ha presi dallo Stato e ora li prende dall’Unione Europea. Li ottiene, li promette, li stanzia, li destina, li usa spesso male. Ci sono montagne di euro pronti per Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Sicilia, Sardegna, Calabria che non vengono spesi perché sono troppi e le amministrazioni locali non sanno come gestirli. Allora non c’è qualcuno che ruba al Sud, ma è il Sud che a volte ruba a se stesso. S’è rubato il passato, si ruba il presente e sembra che voglia rubarsi il futuro. È la mentalità dell’assistenzialismo a ogni costo a distruggere i meridionali, e gli Oppidesi più che mai.

E’ la mentalità che ci induce, come si diceva nel thread precedente a fare solo ciò che qualcuno ha fatto prima di noi a comprimerci e a farci fallire, perché dalle nostre parti il lavoro c’è, non quanto al Nord, ma c’è. Perché siamo all’anno zero dell’imprenditoria giovanile pur avendo un mare di prospettive aperte. Perché chiunque racconti l’emigrazione sudista con il tono del piagnisteo alimenta la distruzione dello stesso Sud. Passa l’equazione: non c’è speranza e quindi è inutile combattere. Invece quei settecentomila che in dieci anni se ne sono andati dicono il contrario: chi si sposta rende onore al suo essere meridionale dicendo che ha voglia di fare senza aspettare e senza piangere, raccontando al Nord che non tutti sono come quelli che preferiscono il lavoro nero a una busta paga vera, ma magari un po’ più scarica.

Viaggiare per lavoro non significa tradire. Si prende una valigia, si parte, si fatica. Si può teoricamente tornare in ogni momento. Solo che la voglia di farlo diventa sempre più improbabile!

Abbiamo cercato solo di abbozzare un quadro ( forse confuso: ce ne scusiamo) dei vari aspetti , assai contraddittori, della questione. Voi cosa ne pensate?

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Non posso che congratularmi per questo articolo magnifico e ricco.
Grazie ai gestori.
Particolarmente azzeccato l'appunto sui controlli accurati che bisognerebbe fare sulla gestione dei PON e dei POR dal Comune di Oppido in questi ultimi anni. Credo che verrebbero fuori dei dati molto ma molto interessanti...

Anonimo ha detto...

Che ne dite dell'azienda che non fallisce mai?
Lei lo da un contributo per risolvere la questione meridionale?

oppidese lontano ha detto...

Pur da lidi diversi e distanti da quelli natii leggo a volte questo blog.
Mi colpiscono favorevolmente alcune delle analisi fatte in prima pagina; sono ricche di spunti e fonti di meditazione, anche alcuni commenti sono pertinenti ed efficaci.
La cosa che mi lascia perplesso e contemporaneamente con una sensazione di disgusto è questo continuo stillicidio di insinuazioni che alcuni fanno protetti dall'anonimato (il commento dell'anonimo delle 12,27 è un esempio classico).
Commenti che poi scatenano altri commenti e fanno sfuggire il senso dell'articolo principale che come in questo caso è molto interessante.
Anonimo delle 12,27 se sai delle cose dille ed abbi il coraggio di sottoscriverle.
Se poi credi che queste cose misteriose che insinui abbastanza viscidamente siano davvero importanti rivolgiti alla Procura della Repubblica.
Oso dire che il meridione d’Italia, la Calabria ed Oppido in particolare non potranno mai crescere, svilupparsi e trattenere le sue migliori menti nei paese ove sono nati, fino a che esistono questi insinuatori di professione.
Una cosa se la si sa la si dice è la si firma altrimenti bisogna avere la dignità del silenzio.

Grazie a i gestori e ancora complimenti per il thread.

Anonimo ha detto...

X Oppidese lontano
Già fatto...la procura della Repubblica è stata informata già a suo tempo.

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 12.27:possibile che non si possa fare un discorso di ampio respiro ,parlare dei problemi del nostro Sud ,che ci sono quelli come te che devono per forza svilire il discorso con la solita zuppa?Questo atteggiamento fa stancare quanti vorrebbero avere un approccio diverso alla discussione.
tre peli ha il porco e il porco ha tre peli:UFFA!

Anonimo ha detto...

Conreo l'esodo degli anni 60 e 70 la politica del tempo fece pochissimo o nulla.
La vecchia DC oltre a distribuire alcuni beni per conto dell'ECA o della POA non si curò di nulla.
Solo al momento delle elezioni si passava casa per casa.
Quante gravissime responsabilità hanno avuto gli esponenti di quel periodo.
Quante gravi tesponsabilità ha la politica di oggi che non pèrende posizione contro il malaffare alla Regione per una corretta e seria gestione dei fondi europei che da soli potrebbero garantire un buon futuro a molte generazioni di calabresi.

oppidese lontano ha detto...

per anonimo delle 16.01
sono contento di questo, vediamo se la magistratura darà corso a queste segnalazioni.
mi auguro che almeno alla procura la seganlazione sia stata firmata... altrimenti il valore è sempre quello di una viscida insinuazione.

Valerio ha detto...

E' un bellissimo thread, la logica continuazione del precedente in cui, in modo un poco ironico, si parlava del senso di emulazione di noi Oppidesi e della scarsa inventiva a livello di imprenditorialità.
Circa i progetti di cui parlano gli amici intervenuti prioma di me io non sono affatto informato. So solo che non ho visto miglioramenti in paese eppure soldi credo che se ne siano spesi parecchi. Ma non sta a me giudicare.
Credo che una parola piu " esperta" su questo tema la potrebbero dire gli amici che sono andati via da Oppido tempo fra e che ogni tanto vengono su questo blog.
Un saluto a tutti.

Io ha detto...

Certamernte 11 bar cosa devono fare a Oppido?
O qualcuno cambia genere oppure moi oppidesi ci dobbiamo abbuffare di caffè e panna per accontentarli tutti.

Mau Mau ha detto...

La Basilicata fino a qualche decennio fa era dietro alla Calabria sia dal punto di vista economico che sociale.
Oggi continua ad ottenere riconoscimenti a livello europeo come la regione che ha fatto in assoluto (superiore anche all'Irlanda) l'uso più virtuoso dei fondi europei.
Oggi la Basilicata, prima regione del Mezzogiorno d'Italia, è in fase di uscita dai territori Obiettivo 1 dell'UE.
Casualmente (?) la Basilicata è anche l'unica regione del sud a non avere una forte organizzazione mafiosa autoctona.
Da noi molti considerano i fondi europei l'ennesimo ammortizzatore sociale o l'ennesima vacca da mungere.
Mentalità analoga nella vicina Sicilia: non potrò mai dimenticare l'ineffabile Totò Cuffaro che, in campagna elettorale, menava vanto del fatto che la Sicilia dopo la sua amministrazione fosse ancora in Ob.1, e quindi destinataria di maggiori fondi.....

francesco ha detto...

Pienamente d'accordo con Mau Mau.
Solo un dettaglio di difformità:la Basilicata oltre alle piogge di denaro ricevute anche dalla Calabria ha avuto concreti insediamenti industriali (Melfi per tutti).
Thread molto stimolante.
Buonasera.

Mau Mau ha detto...

Concordo, francesco, ma Melfi non è piovuta dal cielo come la manna di biblica memoria.
Qualcuno, forse la stessa classe politica e dirigente che sta utilizzando virtuosamente i fondi strutturali, è riuscita a farcela arrivare, la Fiat....
E comunque non si tratta solo di quello (ne' del petrolio....).
In moltissimi paesotti anche più piccoli di Oppido e più sfigati in quanto a posizione geografica, si tocca con mano come con l'Europa possa migliorare la qualità della vita dei cittadini: per questioni di lavoro ho visto servizi sociali organizzati ed in grado di fornire prestazioni non difformi da quelle dell'Emilia, progetti di politiche attive del lavoro che davvero danno delle risposte, incentivi alla creazione d'impresa che davvero producono sviluppo e posti di lavoro.
Da noi, con fondi analoghi, più che altro piccole e grandi truffe.

Ester ha detto...

Pomeriggio e stasera sono stata a Oppido dopo circa un mese.
Non ci sono grandi rivoluzioni, ma tanti piccoli cambiamenti si ( strisce pedonali, parcheggi, pulizia delle strade) e soprattutto un'atmosfera più serena.
Non voglio fare polemica ma da emigrata ( acnhe se appena in un paese vicino) penso che Oppido possa crescere in questi anni a venire se saprà trovare la concordia e il coraggio di spendersi per il bene di tutti.
E' il mio appello al nuovo sindaco e alla nuova maggioranza. Ma anche alle minoranze.
Dopo 5 anni di tempesta e di odi forse è giunto il tempo dell'impegno vero per tutti.
Buona serata a tutti gli amici di Oppido.

Ester ha detto...

Dimenticavo, un caro carissimo saluto e buona convalescenza al caro abate don Francesco Zappia.

Anonimo ha detto...

Cara Ester,se sei contenta delle nuove strisce pedonali,dico che ti accontenti di poco;non voglio darti un dolore ,ma le strisce si rifanno da diverso tempo quasi ogni anno.
Inoltre,l'atmosfera' perche' mai dovrebbe essere piu' serena oggi che chi amministra gode dell'appoggio di un terzo soltanto dell'elettorato?Forse perche' chi non ha vinto non cova e non sparge i veleni di cui tu parli e che invece prima ammorbavano l'aria

Arouet ha detto...

Complimenti ai gestori che hanno fatto sicuramente un gran lavoro.
A mio parere hanno anche messo il dito in una delle piaghe più dolorose nel corpo oppidese.
E' sotto gli occhi di tutti come Oppido si sia svuotata negli ultimi anni, e questa volta a partire non sono stati solo o in massima parte i poveri contadini e manovali senza lavoro, ma le persone istruite, quelle che avrebbero dovuto costituire la classe media e professionale della comunità. Questa classe avrebbe dovuto prendere le redini e responsabilmente guidarla verso un progresso sociale ed economico.
Ma purtroppo per Oppido ora la classe media e professionale è altrove, e responsabilmente contribuisce al progresso, ma di altre zone d'Italia.
E' necessario andar via perchè non c'è lavoro per tutti, e se il reddito medio è quello citato è anche perchè la gente è andata via, dico questo anche se sembra una contraddizione.
Il reddito non dipende solo da quanto si lavora, ma anche dal valore del lavoro che si fa, e poichè la struttura economica si base in massima parte sull'agricoltura, il reddito non può che essere basso, inoltre l'agricoltura non può supportare la vita dignitosa di molta gente,
per cui occorre partire.
Quali attività economiche vedete intorno a voi?
Se non fosse per le risorse sottratte alle altre comunità europee il reddito non sarebbe neanche la metà di quello indicato nel thread.
E cosa viene fatto di quelle risorse? A giudicare dai risultati scompare nei conti correnti di persone di malaffare senza cambiare di una virgola la situazione.
Se rimanessero invece dove le sanno fare fruttare sarebbe sicuramente più utile.
Non essendoci attività economiche che attraggano i giovani che si sono laureati o che hanno cercato di crearsi qualche tipo di competenza, o che ancora intendono crearsela, cosa rimane da fare se non partire dive si può crescere professionalmente?
Oltre a questa attrazione che il nord esercita ce n'è anche un'altra, ed è l'idea di poter vivere senza la paura della malavita organizzata, e con la convinzione che se si riuscià a mettere in piedi qualcosa onestamente nessuno verrà a crearci dei problemi.
Per finire, cari gestori, dite cha al sud il lavoro c'è.
Dov'è, come fa a esserci se non ci sono attività produttive? Di che tipo di lavoro state parlando?
A chi occorre andare a chiederlo?
In cambio di cosa lo potrei avere?
Se 700.000 persone sono emigrate negli ultimi anni, credete che sia tutta gente che si diverte a viaggiare? O viene spinta invece da motivi molto seri?

Anonimo ha detto...

Caro Arouet anche a Oppido c'è lavoro, prendiamo ad esempio la progettazione di opere pubbliche. In questi cinque anni di amministrazione comunale sono state progettate opere pubbliche con compensi che avrebbero potuto far vivere non cinque ma cinquanta famiglie per cinque anni.
Solo che...per l'ottanta per cento questi compensi sono andati a tecnici forsetieri ( e sempre gli stessi).
Grandi ricchesse....grandi povertà.
Chi vuole capire capisca.

Anonimo ha detto...

Non parliamo poi del lavoro che si potrebbe creare a Oppido nei cantieri aperti( pochissimi) tutti affidati a ditte di fuori che impiegano per il 90 per cento maestranze non oppidesi e manovalanze immigrate in nero.
Grandi ricchesse....grandi povertà.
Chi vuole capire capisca.

Anonimo ha detto...

Non parliamo poi dei posti di lavoro che ci potrebbero esser se si riprendesse l'agricoltura, ma le strade franate sono state dimenticate dai nostri amministratori......era più importante spendere parecchie centinaia di migliaia di euro per pavimentare con pietra di Lazzaro un chilometro di ruderi medioveali a Oppido Vecchio.
Grandi ricchezze.......grandi povertà.

Chi vuole capire capisca.

Anonimo ha detto...

Il gestore che ha scritto questo articolo ha ragione c'è tanta fame a Oppido ma ci sarebbero anche tantio posti di lavoro se si volesse......rinunciare a un po delle grandi ricchezze a vantaggio delle grandi povertà......

STELLITTANO ha detto...

1. IL TEMPO/ CHECCOS’È IL TEMPO
2. TEMPO : METEOROOLOGIA
3. TEMPO : DISTANZA PERCORSA DURANTE DETERMINATI PASSI
4. TEMPO : PERCORSO TRA LA NASCITA E LA MORTE
5. TEMPO : PER DIVORARE UN ACINO D’UVA
6. TEMPO : PER MANGIARE UNA MELA
7. TEMPO : PER LAVARSI
8. TEMPO : POI C’È IL FRATEMPO
TEMPO_ FRATEMPO_ PRIMA DEL TEMPO_ DOPO DEL TEMPO_ SIAMO INTEMPO
9. TEMPO : IN ALTRE PAROLE- QUALSIASI MIVIMENTO FATE, PRENDE TEMPO
10. NOI PERDIAMO TEMPO- IL TEMPO ¨PERSO NON SI’ RECUPERA MAI-
11. L’UOMO È FATTO PER VIVERE 200 ANNI –
12. INVECE VIVE IMMEDEIA 80 ANNI
13. SE VIVIAMO SOLO OTTANTA ANNI- È SOLO PERCHÈ PERDIAMO TEMPO
14. IL TEMPO CHE PERDIAMO VIENE SOTTRATTO DEGLI ANNI DI VITA – CIOÈ 200 MENO IL TEMPO PERSO
15. SE AVETE FATTO IL CONTO PERDIAMO 120 ANNI DI TEMPO
16. NON DI RECUPERARE TUTTO IL TEMPO PERSO - RECUPERATENE IL PIÙ POSSIBILE
17. SE VOLETE ECONOMIZZARE TEMPO PER VIVERE PIÙ ANNI
18. NON FERMATEVI PER PERDERE TEMPO PER QUALSIASI COSA
19. ECONOMIZZATE PIÙ TEMPO POSSIBILE
20. SE ARRIVATE AD ECONOMIZZARE IL TOTALE DEL TEMPO PERSO VIVRETE IL DOPPIO
21. IL TEMPO CHE AVETE ECONOMIZZATO- VA ADDIZIONATO AGLI ANNI DI VITA
22. SE AVETE ECONOMIZATO ESEMPIO : 10 ANNI ADDIZIONATELI AGLI OTTANTA- COSI POTRETE VIVERE 90 ANNI AL LUOGO D’OTTANTA
23. NON TENETELO TUTTO PER LA FINE
24. VI CONSIGLIO D’UTILIZZARNE : LA METÀ PER AMARE- L’ALTRA METÀ PER FARE L’AMORE
- SE NE’ RESTASSE UN PÒ AMATE ILPROSSIMO
- HO DECISO DI FONDARE LA BANCA DELL’ECONOMIA DEL TEMPO.
- A) ARTICOLO PRIMO CHIUNQUE PUÒ IN’OLTRARE DOMANDA CHE SARÀ SOMMESSA A DECISIONE DEL COMITATO ESECUTIVO
- B) SE IL COMITATO OMOLOGA LA V OSTRA CANDIDATURA – DAL SUCCESSIVO GIORNO POTRETE COMUNICARE ALLA BANCA : QUANTO E QUALÈ IL TEMPO
- DESIDERATE ECONOMIZZARE.
- ART-3 IL VERSAMENTO SARÀ REMUNERATO AL TASSO DEL 5% L’ANNO
ART-4 NON ASPETTATE LA FINE DEL TEMPO PER CHIEDERE IL RMBORSO SALDANDO IL CONTO – TEMPO ECONOMIZZATO - CHIEDETELO UN ANNO O DUE PRIMA – DOPO SARÀ TROPPO TARDI ED IL CAPITALE CON ASSIEME GL’INTERESSI SARÀ PERSO. NON ESISTONO EREDI.
ART-5- A TITOLO INDICATIVO LA BANCA HA FATTO UNA EVALUAZIONE MEDIA DEL TEMPO CHE POTREBBE ESSERE ECONOMIZZATO:
non tenendo conto del tempo perso per fare l’amore, ed amare che la banca consiglia di non economizzare; Il tempo economizzato, gira intorno ai Tre a Quattro mesi l’anno – Per l’esempio, prediamo solo 3mesi l’anno, 3X80=240mesi, tradotto in anni, sarebbero: 240/12 =20 anni d’economia
La speranza di vita è attualmente é d’ottanta anni, quindi: 80+20=100. Come mostra l’esempio vivreste 100 anni al luogo di 80.
MI SEMBRA UN’IDEA SEMPLICE E MERAVIGLIOSA NO?
VOI COSA NE PENSATE ?