giovedì 29 ottobre 2009

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE: la Chiesa calabrese vittima o carnefice della ndrangheta?

L’enciclica “Caritas in Veritate” cui abbiamo dedicato il precedente thread, ci fa ricordare che proprio in questo mese, dal 7 al 10 ottobre scorsi, si è svolto a Le Castella il “V Convegno delle Chiese Calabresi” nel clima dell’abituale riservatezza per addetti ai lavori. Un evento come tanti per la gente di Calabria meno distratta, un evento quasi del tutto sconosciuto per gli Oppidesi, pubblicizzato appena da qualche anonimo manifesto posto ai margini delle chiese. Nulla di più.

E non sarebbe nemmeno il caso di parlarne neanche stavolta se la “ Convocazione” non avesse preso in considerazione il rapporto tra Chiesa e ndrangheta nella realtà calabra e se non si fossero levate delle voci che vale la pena riascoltare .

“La Chiesa è vittima o carnefice della ‘ndrangheta in Calabria?” si è chiesto Enzo Romeo, caporedattore del tg2 e coordinatore dei lavori ( Lo ricordiamo tutti almeno come autore di bellissimi documentari , tra cui quello sulla certosa di Serra San Bruno, da cui è nato uno stupendo libro, corredato da DVD).

Una delle due risposte più pregnanti è stata quella di suor Carolina Iavazzo, una delle suore che condivise la drammatica vicenda di Don Pino Puglisi al Brancaccio di Palermo e con lui collaborò attivamente e in prima persona nella difficilissima opera di emancipazione sociale e morale di quel quartiere , la prima che vide Don Pino morto, ucciso sulla piazza nel giorno del suo compleanno e che , sola, ebbe il coraggio di vegliarne di notte la bara dentro la chiesa insieme ai bambini più piccoli del Brancaccio, quando tutti se ne allontanarono in preda a una folle paura dell’ignoto che uccide anche i preti e impedisce che persino le loro salme siano vegliate, ma che in fondo forse trema dinanzi alla santità del martirio di un uomo semplice, di un sacerdote grande.

Suor Carolina e un ‘ altra suora, dopo la morte di Don Pino, han dovuto lasciare Palermo e, non a caso, sono state accolte qualche anno fa nella Locride da Mons Bregantini. Lì ancora operano sfidando , in una piccola comunità, la criminalità organizzata e il malaffare in una plaga “ calda” e difficilissima della Calabria.

Alla provocatoria domanda di Enzo Romeo - dicevamo – “La Chiesa è vittima o carnefice della ‘ndrangheta in Calabria?”, suor Carolina senza mezzi termini ha risposto :“Una Chiesa forse troppo seduta nelle sacrestie”. “Il mio auspicio è che segua l’insegnamento di don Tonino Bello che chiedeva una Chiesa che sa annunciare, denunciare e rinunciare”. “La Chiesa ha bisogno di martiri”, ha continuato ancora la consacrata . Martiri “dentro" la Chiesa.

Ma ci sono anche martiri laici ha sottolineato monsignore Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza.

Tra tutti, Pino Masciari, l’autore della seconda risposta, per noi importante, un testimone di giustizia, che vive sotto scorta da quando denunciò le cosche che gli chiedevano il pizzo. Una scelta che gli ha cambiato la vita. “Ho scelto di essere un uomo di Stato”, ha urlato nella sala convegni di Le Castella. Una storia di dolore e di amore per la sua terra. Per la sua famiglia. Ha rivisto la madre dopo dodici anni. Sul letto di morte gli disse: “sono orgogliosa di avere un figlio come te”.

Alla fine del suo intervento tutti i partecipanti ,dicono le cronache , si sono alzati in piedi per applaudirlo. Un martire “del nostro tempo”. Ma bastano gli applausi degli “ addetti ai lavori” per diffondere la cultura del martirio e della legalità? Basta la loro emozione di un momento?

Romeo ha sottolineato . “La Calabria è una terra che ha fatto incontrare l’Occidente e l’Oriente. l’Ellenismo e il Cristianesimo. Ha tanto da offrire. Ma è anche vero che è una terra dove alcuni suoi valori distintivi, come l’ospitalità, la famiglia, e la riservatezza, sono diventati dei disvalori. Presi a prestito dalla ‘ndrangheta e trasformati in un linguaggio che sa parlare solo di mafia. Una Calabria splendida. Religiosa. E con un forte senso di Stato. Ma che deve riappropriarsi di sé stessa. Ecco la sola speranza “.

Non dimentichiamo che anche noi "laici" abbiamo le nostre responsabilità e le nostre " chiamate" , ma prendiamo atto che dalle risultanze di questa convocazione la Chiesa Calabra dovrebbe assecondare questa voglia ormai generalizzata di riscatto e, come osserva suor Carolina, esser capace di uscire dalle sacrestie, dagli ambiti chiusi delle organizzazioni intraecclesiali e delle consuetudini aggregative fini a se stesse, sapere e volere annunciare Cristo a tutti e non solo a circoli sempre più ristretti ed esclusivi , avere il coraggio di denunciare a viso aperto il malaffare e anche la criminalità mascherata di falsa legalità, saper rinunciare ai suoi paludamenti e alla sua retorica per incontrare veramente tutti ed essere di tutti e per tutti.

20 commenti:

Anonimo ha detto...

Cosa sia chiamata a fare la Chiesa calabrese o oppidese non mi importa più di tantp perchè non credo molto a questa chiesa che fa tante parole e........basta.
Mi importa molto invece di Pino Masciari, di cui avevo letto qualche trafiletto su qualche quotidiano. Vi ringrazio di avere dato questa informazione.
Esprimo anche simpatia per la chiarezza e la franchezza della suora. E' lontana mille miglia dall'ecclesialese ipocrita di tante persone che fanno parte dell'apparato...

Anonimo ha detto...

Sbaglio o questa suora è stata qui a Oppido in una o due occasioni che io sappia?

Anonimo ha detto...

La "nave dei veleni" era un comune piroscafo affondato da un sommergibile nel 1917. Insomma una bufala.
Non si può prendere in giro cosi l'opinione pubblica calabrese.
Chissà chi ha seminato questa notizia per distogliere l'attenzione degli inquirenti da qualche losco traffico vero.

Ungestore ha detto...

Pewr anonimo 19,51.
Gentile amico, anche il nostro blog ha aderito alla raccolta delle firme promossa da un quotidiano per protestare contro l'inquinamento ambientale.
Siamo felici tutti che la nave dsi Cetraro non sia " nave dei veleni".
Lo scopo della raccolta delle firme era aùnche questo: far accelerare tutti gli accertamenti necessari. E di fatto è avvenuto.

Anonimo ha detto...

che quella non sia la nave dei veleni non significa che le navi con le scorie non ci siano altrove :semplicemente ,quella non e' la Kinski ,che dunque sara' da un'altra parte o li' vicino,chissa'dove ,come le altre decine di cui si e' parlato

Valerio ha detto...

Il collaboratore di giustizia che ha deposto è stato dichiarato inattendibile dalle procure della Repubblica di Crotone, Catanzaro e Reggio Calabria.
Sicuramente " navi di veleni" ve ne sono in giro dappertutto.
Intanto quella di Cetraro non lo è e per tutta l'estata l'economia turistica e di pesca del Tirreno Calabrese è stata messa in ginocchio. Da chi? e perchè?
A chi ha fatto comodo?
Non dimentichiamo che anche nelle nostre case abbiamo i "mobili dei veleni" ( truciolari pieni di aldeide formica), " intonaci dei veleni" ,"plastiche dei veleni" ecc. ecc.
Un poco di cautela e di attenzione per non gettare nel lastrico intere famiglie e interi paesi non solo sono necessari, ma obbligatori.
Mi propongo di tornare sull'argomento da casa.

Valerio ha detto...

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Francesco Fonti, il collaboratore di giustizia che ha dato avvio alle indagini sul traffico di rifiuti tossici in Calabria, culminato con il caso della 'nave dei veleni' ''non e' attendibile'' e non solo perche' la nave ritrovata al largo di Cetraro (Cosenza) non e' la Cunsky, come indicato da lui, ma anche perche' tutte e tre le navi che avrebbe contribuito ad affondare ''hanno continuato a navigare anche dopo il '92'', anno al quale risalibbero gli affondamenti. Lo hanno chiarito i magistrati delle procure calabresi di Catanzaro e Reggio Calabria nel corso della conferenza stampa alla direzione nazionale antimafia sui risultati finali dell'indagine. ''Dai riscontri nei registri portuali italiani - hanno spiegato - risulta che tutte e tre quelle navi hanno continuato a solcare i mari per lunghi anni dopo il '92''. (ANSA). Y87

Un pubblicano ha detto...

In tre verbi, come ricorda Suor Carolina , Don Tonino Bello riassumeva tutta la pastorale della Chiesa, fatta di immediatezza e priva di ogni orpello, rivolta a tutti e amica di tutti, povera tra i poveri, pronta a soccorrere, a curare a guarire le persone nel bisogno.
Un miraggio?
A chi potrebbe dare o a chi dà fastidio questo tipo di Chiesa?

Iota unum ha detto...

Forse dà fastidio proprio a chi non dovrebbe darlo.....................
perchè fa aprire gli occhi alla gente.....................che così si rende conto che non tutto è oro ciò che luccica.................

Te. ha detto...

Prima di tutto bisogna badare a crescere individualmente nella Fede.
Pooooiiiiii, eventualmente, verrà il resto.............

francesco ha detto...

E' fin troppo facile, credo, addebitare alla Chiesa responsabilità e " colpe" che sono di tutti, principalmente di un contesto sociale, politico, economico e, in ultima analisi, anche etico che ha mille falle, mille lati deboli.
E tuttavia ci si rivolge alla Chiesa. Non credo solo per scaricare su di essa ( novello capro espiatorio) le nostre colpe e le nostre responsabilità, ma perchè ad essa si chiede aiuto nei momenti di peggiore deriva dei valori. E l'aiutoi lo si pretende, lo si invoca. E nel momento in cui esso, agli occhi della gente, manca in tutto o in parte, allora la levata di scudi contro la gerarchia ecclesiastica diventa più forte.
Le frasi di suor Carolina ( invitata e venuta a Oppido qualche anno fa, che io sappia, in occasione di una manifestazione per la legalità promossa dalle scuole) colpiscono, scuotono.

Sono le parole di Don Tonino Bello ( non quelle rese stucchevoli e inconcludenti che si usano nei convegni e, a volte, anche nelle omelie, ma quelle dirette e taglienti), sono le parole di Don Pino Puglisi, sono le parole dei credenti di buon senso i quali, non reputandosi superiori agli altri, ritenendo anzi di essere peggiori degli altri,non pensano solo e unicamente al " salvataggio della propria anima", ma annunciano con la loro umiltà, con la loro vita, spesso anche col loro sangue, Cristo.
Pensiamo che sia poco?

Peccato però che questo annuncio, come dice la suora, rimanga ormai troppo spesso " seduto", troppo comodamente seduto, nelle "sacrestie".

Buona giornata a tutti.

Anonimo ha detto...

Caro Francesco,
hai una strana idea della religione e della fede. La religione non può sanare i mali di una società malata.
La fede è molto meglio coltivarla nel chiuso delle " sacrestie",tra gruppi omogenei di persone unite intorno alla stessa mensa. per proteggerla dagli attacchi del mondo e per farla crescere e maturare.
Cosa ce ne facciamo di Cristiani che non sanno nemmeno cos'è la Parola?
Abbiamo bisogno innanzitutto di cristiani adulti e poi eventualmente anche di eroi e di martiri.

Mau Mau ha detto...

Perchè la Chiesa non scomunica tutti i mafiosi e non da ordine ai parroci di non concedere più loro i sacramenti?

francesco ha detto...

PER ANONIMO DELLE ORE 13,33

Il tuo intervento lì per lì mi ha fatto venire in mente un celebre aforisma, credo di Swift, che più o meno dice " C'è abbastanza religione per odiare il prossimo, non certo per amarlo".

Il concetto da te espresso l'ho sentito altre volte e non lo condivido: se la Chiesa è fatta o deve essere fatta da cristiani che cercano di diventare " adulti" in circoli chiusi, protetti dal "mondo", forse Francesco d'Assisi, Teresa di Calcutta, Oscar Romero ( per citare solo i primi tre che mi vengono in mente) sono vissuti invano e invano vivono nella comunione dei Santi.

Per me sono ugualmente detestabili il fondamentalismo religioso ( e ce n'è tanto nel cattolicesimo, anche in questo sperduto paese), ma anche la fede usata per mascherare interessi personali o per ottenere esiti di varia natura che nulla hanno a che vedere con la vera spiritualità.

Su un puntyo però forse siamo d'accordo e credo lo sia anche Swift: se possedessimo una fede profonda e autentica, genereremmo amore, liberazione, pace. Una fede " apertamente" viva, non certo quella coltivata nelle "sacrestie".


PER MAU MAU

Interessante domanda. Bisognerebbe girarla a qualche persona di Chiesa.
Ma forse ci risponderebbe che per comminare la scomunica sarebbe necessario almeno un " registro" dei mafiosi. La Chiesa cioè, a parte i casi di mafiosi eclatanti e riconoscibilissimi da tutti, si dovrebbe sostituire alla Magistratura per individuare anche e soprattutto quelle migliaia di mafiosi che prosperano sotto una patina di perbenismo e di falsa legalità.
Ma poi... sarebbe " cristiano" negare i sacramenti a qualcuno e fino a quale punto?....
Domande terribili.
Io comunque non ho nessuna ricetta sbrigativa per far " castigare" dalla Chiesa i mafiosi, spero più nella serietà dello Stato e della Magistratura.

Chiedo scusa per l'eccessivo uso del virgolettato e auguro a tutti una buona serata e una buona festa di Ognissanti.

Anonimo ha detto...

X Francesco.
Bisogna vedere se parliamo dello stesso itinerario serio di formazione o di qualche fesseria o passatempo come oggi ce ne sono tante nelle parrocchie e altrove.

Mario brv ha detto...

Come può la Chiesa contrastare la ndrangheta e la delinquenza organizzata se già tra i cattolici che si ritengono di serie A e quelli ritenuti di serie B non c'è accordo interno?
Cchiesa cattolica esibiszionista e divisa, che bada più alle esteriorità oppure ai suoi piccoli gruppi seminascosti.
Mi domando se era proprio questo che voleva Gesù Cristo quando si è fatto mettere sulla Croce.

Mario brv ha detto...

La Chiesa Calabra, a quanto ne so, non ha mai alzato un dito veramente contro la ndrangheta, anzi ha tollerato che proprio alcuni suoi esponenti creassero dei veri e propri imperi economici, come l'Istituto Papa Giovanni.

Mario brv ha detto...

Potrei avere altre indicazioni sulla possibilità di scrivere o contattare suor Carolina?

Anonimo ha detto...

La Chiesa di Calabria ha sempre condannato mafia e criminalità.
Coime vi permettete di scrivere certe cose?

G.B. ha detto...

La Vs breve commemorazione di Natuzza mi fa pensare quanto sia distante la Chiesa Ufficiale di Calabria con i suoi megaconvegni e i suoi documenti che non legge nessuno dalla vera chiesa del popolo calabrese che ostinato continua a mantenere vive le proprie tradizioni e la propria genuinità nonostante lo smantellamento della fede popolare che in moltiomai da anni stanno conducendo.
Natuzza è l'emblema di questa fede tenace e vera del popolo.
Conconrdo pienamente con le poche ma significative parole che avete scritto.