domenica 7 marzo 2010
OSPEDALE ULTIMO ATTO
Ormai è fatta.
Stavolta la sorte dell'ospedale di Oppido Mamertina non solo è stata segnata, ma anche, con inusuale celerità, resa realtà.
La Giunta Regionale della Calabria ha, con deliberazione n.87 del 12 febbraio 2010 ( integralmente leggibile, da chi fosse interessato, all'indirizzo http://www.regione.calabria.it/sanita/allegati/delibera_87_del_12.2.2010.pdf) disattivato, "con decorrenza immediata, i ricoveri in regime di degenza ordinaria e day hospital relativi alle discipline per acuti" in una serie di Ospedali, tra i quali, unico nella Provincia di Reggio Calabria, quello di Oppido Mamertina.
Nel medesimo atto amministrativo, adottato al fine di attuare il piano di rientro da debiti e inefficienze della sanità regionale concordato tra il governo centrale e la Regione, è altresì previsto che negli ospedali da disattivare rimangano operativi i servizi non afferenti alle acuzie, "compresa la possibilità di mantenere/attivare le discipline di cui ai codici 56 e 60 (riabilitazione e lungodegenza)".
In forza di tanto, l'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria ha, appena qualche giorno addietro, disposto il blocco dei ricoveri presso il Reparto di Medicina Generale, unica struttura del nostro nosocomio ancora operante nella cura delle patologie acute, e l'attivazione in sostituzione dello stesso di una Lungodegenza post-acuzie di tipo internistico e, allo stato, non riabilitativo.
La Direzione Sanitaria del Presidio oppidese ha tempestivamente ottemperato a questa disposizione.
Si conclude così la plurisecolare storia dell'ospedale oppidese quale luogo di ricovero per soggetti che avvertono le manifestazioni più salienti di una malattia, e debbono essere trattati terapeuticamente in via sollecita, quando non urgente.
Dal 3 marzo scorso in poi, l'ospedale è (sarebbe meglio dire sarà) qualcos'altro; qualcosa di simile ad un cronicario e tuttavia in via di evoluzione e, dunque, sfuggente a precise definizioni.
E' surreale, peraltro, che questa trasformazione, in un paese ormai abituato quanto meno al pubblico confronto ad ogni stormir di fronda relativo alle istituzioni sanitarie locali, sia stata accompagnata, a parte i vocii di piazza, da un generale silenzio.
E' noto solo che la riconversione avrebbe ottenuto il placet dell'amministrazione in carica; e lo è altrettanto che la trasformazione in struttura per lungodegenti e pazienti da riabilitare era già ipotesi ventilata dagli amministratori che hanno ceduto il testimone agli attuali nel giugno 2009.
Forse questo spiega l'assenza di esternazioni politiche sullo storico accaduto degli ultimi giorni, ma non la disattenzione di una società civile molto più partecipe in altre occasioni.
Sarebbe opportuno, difatti, che i cittadini si interrogassero sulle ragioni dell'elezione del Presidio Ospedaliero di Oppido a struttura da riconvertire immediatamente, visto che la Regione poteva allo scopo scegliere, in Provincia di Reggio Calabria, tra ben 5 ospedali con un numero di posti letto inferiore a 60 (oltre quello di Oppido, i nosocomi di Palmi, Gioia Tauro, Taurianova e Siderno), tra i quali almeno due di essi (i Presidi di Palmi e Taurianova) presentavano, per quantità e qualità delle attività svolte, standard delle prestazioni assolutamente inferiori rispetto al nostro, senza contare che, l'isolamento del territorio mamertino, specialmente da un anno e mezzo a questa parte, avrebbe dovuto sconsigliare e scongiurare , almeno per il momento, il declassamento del locale ospedale, rispetto a Palmi e a Taurianova che si trovano a un tiro di schioppo rispettivamente da Gioia Tauro e da Polistena, centri nei quali, almeno sulla carta, la sanità pubblica continua a mantenere i suoi blasonati avamposti.
E a chi obietta poi che la riconversione è il "male minore" rispetto alla chiusura tout court, sarebbe il caso di chiedere se, pressappoco nell'ultimo ventennio, la nostra comunità ha protestato l'esigenza della conservazione dell'ospedale solo per una questione di campanile (e se è così, allora lungodegenza e riabilitazione possono anche, egoisticamente, starci bene), oppure in quanto è obiettivamente necessaria l'operatività di un presidio ospedaliero per malati acuti nel territorio preaspromontano (e se la verità è questa seconda, la nuova istituzione non può essere accettata a cuor leggero).
E, con riferimento a quest'ultimo aspetto e per chiudere il cerchio, a qualche nostro rappresentante sarebbe infine utile domandare come mai in passato propugnava proprio l'inderogabile esigenza di confermare l'organizzazione sanitaria di questo territorio secondo un modello ospedaliero dedicato al trattamento degli acuti, e quindi ben diverso da quello che si va delineando, ed oggi sembra aver cambiato idea, in nome di pragmatismo e realpolitik.
Ma forse non è neppure il caso di attardarci in interrogativi ipotetici : la pagina scritta in questi giorni sembra già, non si sa per quali incomprensibili voleri, appartenere non più al presente, ma ai nostri posteri, chiamati all'analisi storica.
Saranno loro a giudicare noi, ed i nostri dubbi irrisolti.
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12 commenti:
Come mai le campane tacciono?
Avete chiuso il problema dell'ospedale nella storia.
La storia non condanna nessuno. Le strutture sanitarie private invece continuano a condannare chi vogliono loro e basta.
C’è un mostro giuridico : è la legge elettorale regionale che porta la firma del governatore uscente Agazio Loiero e del presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova, approvata lo scorso 6 febbraio e già nel mirino del leader del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando («è una legge truffa», ha detto). La «novità» della legge è l’abolizione del cosiddetto «listino» maggioritario (come quello di Roberto Formigoni in Lombardia) per l’assegnazione del 20% dei seggi che rappresentano il cosiddetto «premio di maggioranza» che spetta alla coalizione che vince. Di conseguenza saranno gli elettori a scegliere i 50 consiglieri regionali. Ma su nove seggi (quelli agganciati al listino abolito, il decimo spetta al presidente eletto) incombe un inestricabile giallo: con quale sistema elettorale vanno assegnati? Con il proporzionale o con il maggioritario abolito dalla stessa legge? L’ambiguità regna sovrana, e anche la Corte di appello di Catanzaro, in risposta a un ricorso presentato dal leader del Movimento diritti civili Franco Corbelli, ammette di non sapere come sciogliere l’arcano.
Cos’è successo? La legge prevede che 40 consiglieri siano eletti con il sistema proporzionale, cioè nelle cinque circoscrizioni provinciali. Per gli altri 9 la norma regionale richiama l’articolo 1, comma 3 della vecchia legge, la n° 43 del 23 febbraio 1995, che prevedeva l’elezione «a scorrimento» dei componenti della lista bloccata regionale. Solo che la lista non c’è più. Forse. Perché l’articolo 4 al comma C recita: «Qualora il gruppo di liste o i gruppi di liste provinciali collegate alla lista regionale abbiano conseguito un numero di seggi inferiore a 25 (cioè se la coalizione vincente resta sotto il 50%, ndr) assegna al medesimo gruppo di liste i nove seggi da ripartire con sistema maggioritario e li ripartisce fra le medesime liste e nelle circoscrizioni».
Le liste provinciali ci sono ma il sistema maggioritario, nello spirito della legge, è stato abolito. L’interpretazione genuina della norma spetta solo al Consiglio regionale decaduto, che andrebbe convocato d’urgenza prima del voto.
perche',Lei che si aspettava!?
gli Oppidesi ora si riposano.L'Arcobaleno li teneva in fibrillazione,questi li hanno addormentati;ormai puo' succedere di tutto
Vedo che nelle mie terre di origine si continuano a fare i SONNI MIGLIORI!
Questa estate desterà più scalpore la sfilata delle Miss in piazza...
che tristezza!
Continuate a votare al comune gente che non sà manco leggere....
Ho seguito sempre con attenzione questo e gli altri blog. Sono stati tre ( o quattro, ora non ricordo) voci vive per Oppido sia pure tutte di parte.Peccato che stiano diventando sempre più silenziose.
Questa ricostruzione delle ultime fasi della vicenda ospedale individua con onestà e senza polemiche la verità per la quale dobboiamo rigraziare, tra gli altri, i nostri governanti regionali ( per i quali mi sono schierato cinque anni fa).
L'ultimo commento dell'amioco originario di Oppido vorrebbe rinfocolare polemiche inutili.
Non è quiestione di cultura o di ignoranza nel governo di una città. E' solo questione di buona volontà e di onestà, adesso come ieri.
E' la verita purtroppo.E POVERI NOI CHE ASBBIAMO BISOGNO.
ma ricordo male o mesi fa si sosteneva che la colpa fosse dell'amministrazione uscente e che la nuova amministrazione avrebbe risolto tutto???? Prima di schierarsi sarebbe bene aspettare e vedere l'operato e mi pare che alcuni soggetti avessero già abbondantemente dato!!!! L'ospedale sta x esalare l'ultimo respiro e Oppido continua nella sua lunga agonia...resta solo il miracolo...già ma anche il Vescovo aveva abbandonato...nè Chiesa nè Istituzioni...che brutta fine!!!
Sancho Panza
Povera la regione che ha come candidato alla presidenza un signore che su domanda: con chi confina la Calabria ? risponde: a nord con la Puglia e la Basilicata, a sud con la Sicilia.
Viviamo il periodo storico in cui il Presidente del Consiglio vuole andare a trovare e salutare il "papà " dei f.lli Cervi; Remolo e Romolo fondatori di Roma; Cota, in Piemonte, collegherà con l'alta velocità L'Atlantico al Pacifico.
Povera Italia..avrà bisogno di eroi per risalire la china.
Povero il paese che ha bisogno di eroi.
vi siete chiesti perchè la lungodegenza a Oppido?
Forse perchè nessuno offriva un sito dove allocare la discarica dell'ospedale di Polistena. Altro che post-acuzie. E' solo un reparto dove vengono dirottati i classici malati che nessuno vuole,avendo scoperto che qualche dirigente era privo di attributi e che alla fine si poteve fare quel che si voleva. E cosi fu
bravo anonimo!fino a poco tempo fa responsabilita' del genere venivano attribuite al sindaco:mi pare ovvio che adesso vengano attribuite al dirigente !
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